Itinerario n.3 – Castellarano, San Valentino, Montebabbio, Scandiano

Questo itinerario ha come centro d’interesse la pieve ed il castello di S. Valentino. Si segue la strada provinciale Castellarano – S. Valentino. Al termine del tratto in salita, denominato “manganella“, si trova una Villa Cà de Minoni, ricordata nel 1828 in una mappa del Ducato Estense col nome di “Palazzino”. Ha pianta quadrangolare, con al centro una piccola torre. Più avanti troviamo la stradetta per Castagneto, dove si può osservare un casino con torretta angolare ed un caratteristico pozzo a cono, mentre nelle vicinanze si trova una quercia “cerro sughera”, esemplare unico nella nostra zona e catalogato fra le piante protette della regione Emilia Romagna. Dopo 4 Km da Castellarano si arriva al bivio scuole di S. Valentino; a destra si va per il castello, a sinistra per la pieve.

Il castello è indicato in una carta del 1010 col nome di Santo Eleocadio fra i possedimenti del Vescovo di Reggio. Fu possedimento dei Signori di Magreta, dei Signori del Gesso, nel 1245 dei Fogliani. Fu distrutto una prima volta nel 1288. Nel 1320 fu occupato dai Reggiani e nuovamente ristrutturato nel 1341 dai Gonzaga. Ricostruito da Bonifacio Fogliani nel 1350, passò ai Visconti, quindi agli Estensi e a Jacopo Giglioli e nel 1445 ai Sacrati, che lo tennero fino alla fine del secolo XVIII° quando passò al Comune di Castellarano. Dopo il 1945, spogliato dei mobili, subì alcuni passaggi di proprietà ed alcuni brutti restauri. Ora è in proprietà della famiglia Messori Passatore, Conti di S. Giorgio. Il castello sorge alla sommità di un borgo dalla tipica pianta medioevale, dentro il quale si possono ancora scorgere pezzi di mura, l’ingresso coi segni del ponte levatoio ed i residui del fossato di cinta, ora riempito di terra. Il castello è dotato di torre merlata, all’interno di un loggiato cinquecentesco con quattro colonne con capitelli in pietra e lo stemma dei Sacrati. Dal loggiato si diparte uno scalone. In una delle sale troviamo un caminetto in arenaria grigia con decorazioni di animali e fogliame. All’interno esisteva pure un oratorio dedicato a S. Biagio, diroccato nel 1707. Ricostruito in seguito, è dedicato a S. Domenico e alla Madonna del Rosario. Prima di accedere al castello si passa per una borgata denominata “La Croce”, certamente antica e presso la quale esisteva una chiesa dedicata alla natività di Maria Vergine e dalla quale restano solamente le mura del coro in un edificio adibito a fienile.
Se al bivio delle scuole si va verso sinistra, si arriva alla Pieve. E’ una delle Pievi più antiche della diocesi di Reggio Emilia: figura già esistente nei privilegi dell’Imperatore Ottone II° nel 960. Fu consacrata dal Vescovo Alberico nel 1160. Svolse un importante ruolo di guida nei secoli XXII° – XXIII° – XXIV°. Col nome di “Plebs S: Elocadij” nel 1302 risulta abbia come dipendenti le chiese di S. Pietro di Lorano, S. Giovanni di Rondinara, di S. Valentino di Gavardo, di S. Romano, di Montebabbio e di S. Giorgio di Tresinaro. Nel 1502 il patronato della Chiesa venne concesso ai nobili Sacrati, che lo hanno tenuto fino a poco tempo fa. Dal 1626 dal titolo di Pieve di Santo Eleucadio venne aggiunto quello di S. Valentino, prete e martire, fatto confermato da un’epigrafe murata della navata centrale. Ha pianta basilicale a tre navate e abside. Le navate sono ripartite da colonne in mattone con capitelli in forma antica. Il campanile è incorporato all’edificio e si diparte dalla navata destra, ma probabilmente è opera di ricostruzione secentesca, mentre precedentemente doveva essere distaccato. Nel 1945 un fulmine ne compromise la stabilità; la cupside, ricostruita nel 1947, non è sul disegno originario, che finiva a torretta, ma è costituita da una pesante piramide in cemento armato, che, se ha il pregio di tener legati i muri perimetrali, l’appesantisce rispetto alla originale forma. La facciata, a tre ante con due rosoni laterali e finestre ad arco centrale, vanta un portale con bel fregio in terracotta, a motivi floreali. All’interno cinque altari. Quello centrale e i due attigui sono in legno e stucco colorato, in stile barocco, riferibili alla ricostruzione del 1600. Ai lati delle due navate secondarie due altari con pregevoli tele, pure esse riferibili al 1600. Il corpo, rialzato, porta sul fondo un quadro del pittore ferrarese Benvenuto Tisi, detto Il Garofalo, raffigurante una Madonna con bambino in trono, ai piedi del quale due santi. Nella navata destra, in alto sopra un confessionale, un altro quadro, raffigurante Cristo incoronato di spine, presenta molti indizi per essere attribuito al Guercino o a qualche suo allievo. Pregevoli mobili antichi nella Sacrestia e degno di ammirazione è pure un piccolo chiostro, con pozzo centrale, fra la canonica e la Chiesa. Il complesso merita un’accurata visita.
Il nostro itinerario prosegue per Montebabbio, già descritto nell’itinerario n°2, e si può proseguire per Scandiano sulla strada comunale per il Monte delle Tre Croci. A Montebabbio, dopo le “Botteghe” sulla sinistra troviamo la strada per Cà Bedeschi e sulla destra la stradina per Montecaria e quella per “Spallanzano”. Cà Bedeschi, ora quasi disabitata, nel 1633 era una delle Ville dipendenti da Montebabbio. Montecaria coincide forse con “Montecerelli” di cui si parla in un documento di Barnabò Visconti nel 1373. Vi si trova un interessante complesso rurale, con un loggiato a tre luci ad arco, riferibile al XVII° – XVIII° secolo. In diretto documento di Barnabò Visconti del 1373 si parla pure di “Valspeleziano”, cioè Spallanzano . Oggi Spallanzano è proprietà del Sig. Valentini ed ha una bella casa torre. C’è chi afferma che qui vi sia nato il famoso Lazzaro Spallanzani. La strada continua poi per il Monte delle Tre Croci e Scandiano.