Itinerario n.2 – Veggia, Cadiroggio, Montebabbio, Rondinara

L’itinerario ha inizio al bivio per S.Antonino di Casalgrande, sulla statale 467 proveniente da Scandiano. Occorre girare sulla destra la strada per Cadiroggio che costeggia lo splendido parco della ex Villa Matteotti (ora Costi). Dopo un’irta salita si arriva sulla piana del “farandello” dove inizia il territorio del Comune di Castellarano. La strada comunale, dopo un breve tratto pianeggiante in cui sul lato destro troviamo il caseificio “Rama” dalla tipologia a pianta rettangolare con le caratteristiche luci a traforo in laterizio, incomincia a salire sul crinale spartiacque del bacino del Secchia da quello del suo affluente Tresinaro. Da qui si ha un’ampia panoramica sulla pianura modenese a sud e su quella reggiana a nord. Siamo a Cadiroggio, che ha avuto un moderno sviluppo urbanistico nella parte bassa e pianeggiante del paese, mentre la parte antica, disaggregata, si distribuisce scalarmente al lati della strada che sale.
Cadiroggio o “casa de rozis” o “caderoza” appartenne alla famiglia dei signori del gesso, poi fu annesso al feudo di S.Valentino, di cui seguì le sorti. Nella parte alta del paese incontriamo la villa Severi, già documentata nel secolo XVI quando la famiglia severi lascia Gavardo per stabilirsi a Cadiroggio. La villa ha base quadrangolare, con una torre merlata, e circondata da un vasto giardino in cui si trova la bella fontana seicentesca. Sul prospetto meridionale della villa lo stemma dei Sacrati, signori di S.Valentino. Poco distante dalla villa, la Chiesa Parrocchiale dedicata a Sant’Apollinare e della quale si ha menzione dal 1302. Al termine della faticosa salita incontriamo la borgata “Monti di Cadiroggio”, borgo rurale, nel quale si nota un edificio a torre riferibile al XV-XVI secolo. Da questo borgo ha inizio il tratto di strada che collega Cadiroggio a Montebabbio. Alla sinistra stanno i dirupi ed i calanchi che degradano verso il Rio Rocca, a destra le vallate di Rio Vigne e di Rio Riazzone. La strada merita di essere percorsa lentamente per l’originale panorama che si ha e verso la pianura padana e verso l’Appennino, ben visibile dal Cimone all’Alpe di Succiso ed oltre. In giornate di particolare chiarezza sono pure visibili le prealpi lombarde e le prealpi veronesi. Da questa strada è possibile, per carraia, raggiungere a sinistra il Monte Pradella, ricco di interessante vegetazione (castagno, roverella, carpine, robinia, ginestre, ginestrelle, sanguinella, pungitopo, erica, scoparia) e, a destra, sempre per carraia, la sommità del Montebragalone (387 metri) Dopo un paio di chilometri si arriva a Montebabbio, alla cui periferia troviamo la seicentesca casa del conte Grimaldi,  formata da varie borgate sparse (Pra Di Via – Ca De Vinci – Ca De Grimaldi – Montecaria – Spallanzano – Ca Bedeschi – La Barca – Canicchio – Telarolo – Lorano). Il centro del paese è la località detta “botteghe”, la strada sulla sinistra, scende verso la Chiesa ed il Castello. Incontriamo dopo pochi metri un oratorio dedicato alla beata vergine della pieve, oratorio ora in disuso. Più in avanti la Chiesa Parrocchiale dedicata a S.Nicolò. L’attuale Chiesa non è certamente quella di cui si ha menzione in un documento del 1256; quest’ultimo edificio risale alla metà del 1600. Dirimpetto alla chiesa si trova la borgata castello. Dell’antico castello rimane la imponente torre merlata, recentemente restaurata. Il borgo sorge su un colle di arenaria miocenica e domina la vallata del Tresinaro. Gli edifici sono arroccati attorno alla torre. Montebabbio é nominata fra le località in cui la chiesa di Reggio Emilia possedeva beni fin dal secolo XI. Fu feudo dei signori Del Gesso, dei Fogliani, degli Estensi, dei Feltrino Boiardi.
Dal 1800 fa parte del Comune di Castellarano.
Dalla località Castello la strada continua in forte pendenza verso il Tresinaro. Poco prima dell’attraversamento del Rio Marangone troviamo la borgata Canicchio, dove esiste una interessante casa padronale riferibile al XVII secolo. La strada confluisce poi sulla provinciale S.Valentino-Rondinara. Oltre la località S.Iorio o S.Giorgio, sulla destra, in un prato è stata rinvenuta casualmente nel 1979 la base di una “domus rustica” romana del I secolo d.c. attiguo un pozzo, dall’escavazione del quale sono stati rinvenuti interessanti reperti. Infine arriviamo all’ultima borgata in territorio del Comune di Castellarano, al confini con quello di Scandiano: la Gambarata. A nord della borgata, lungo l’omonimo rio, si rinvengono interessanti cristalli di gesso, geodi gessose e alabastro bruno.