Torre dell'orologio

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La Torre dell’orologio venne innalzata nel medioevo per vigilare sul passaggio di uomini e merci nel greto del fiume Secchia, che allora lambiva la rocca di Castellarano.

Ai piedi della Torre transitavano i pellegrini diretti a Roma, impegnati in un viaggio dalle mille incognite, ma dalle forti connotazioni esistenziali, ed i mercanti provenienti dalla Toscana e diretti in genere a Ferrara.

Da qui era inoltre possibile controllare la navigazione sul fiume. In effetti il Secchia era spesso navigabile da parte di imbarcazioni, simili a chiatte, che venivano sfruttate per il trasporto di merci, tanto che all’inizio del 1300 il Comune di Modena delibera che il legname, inviato in città dalla montagna, venga trasportato su imbarcazione da Sassuolo a valle, a salvaguardia dei ponti, messi a rischio dal transito di merci pesanti. Esisteva inoltre un sistema di traghetti che collegava Castellarano a San Michele, che allora apparteneva alla giurisdizione di Castellarano.

Questa attività doveva essere molto importante se esiste nel centro storico una via Barcaroli, probabile sede di famiglie dedite a questa attività.

L’orologio che caratterizza questa Torre presenta quattro quadranti, uno per ogni lato rivolti ai quattro punti cardinali, dotato di un meccanismo ad una sola lancetta che segna le ore, che era regolato da un sistema a pesi databile alla fine del XVII secolo o prima metà del XVIII: pare infatti che un nuovo orologio pubblico fosse stato acquistato dal marchese Carlo Filiberto II , in seguito ad una serie di opere pubbliche da lui promosse, mettendo in grande difficoltà economica la comunità Castellaranese.

Alla fine del XVII secolo, la Torre ospitava le carceri ed una stanza per il custode al piano terra e più tardi divenne sede di abitazioni civili. Qui ha vissuto, tra gli altri, la Tobia: una vecchia, piccola e curva, che si aggirava tra la chiesa e la torre sempre vestita di nero, con un grosso mazzo di chiavi alla cintura e in testa un largo cappellaccio. Viveva sola al piano terreno e viene ricordata vividamente da chi la conobbe da bambino come parte integrante dell’antica piazza antistante la torre.


L’Aia del Mandorlo con la Torre  dell’orologio, e, sullo sfondo, la valle del Secchia.