Acquedotto romano

Venne fatto costruire dal Marchese Carlo Filiberto II (1732-1752) per portare l’acqua alle fontane del Castello. L’acquedotto veniva alimentato da una fonte posta in località “La Valle”, era sorretto da tredici archi per superare un rio, poi proseguiva fino all’Aia del Mandorlo. Per la costruzione dell’acquedotto vennero usati materiali di recupero e sassi di fiume, perciò l’opera risultò poco resistente all’erosione del tempo e furono presto necessari lavori di restauro. Verso il 1800 venne definitivamente abbandonato ed ebbe inizio il suo progressivo degrado reso più rapido dalla proliferazione di rampicanti che si sono abbarbicati ai sassi. Dell’antico manufatto restano alcune arcate coperte dal verde dell’edera e qualche basamento. Poiché la struttura riprendeva quella degli antichi acquedotti romani, venne confusa con un’opera di quell’epoca e per anni fu erroneamente definito “acquedotto romano” ed ancora oggi, nonostante i documenti d’archivio abbiano definitivamente chiarito che venne costruito in epoca molto più recente, è rimasto questo titolo.
Uno scorcio dell’acquedotto da via S. Francesco.